Intelligenza artificiale in azienda: perché l’impatto sul business resta contenuto?

L’economia italiana potrebbe crescere di 228 miliardi di euro al 2030 (il 13% del Pil) grazie al contributo dell’innovazione, e in particolare modo dell’intelligenza artificiale. Queste le recenti stime snocciolate da McKinsey & Company, con il suo istituto di ricerca economica McKinsey Global Institute.

Se queste sono le previsioni complessive per il prossimo decennio, cosa sta accadendo dal punto di vista aziendale? Per un numero crescente di aziende adottare l’AI (Artificial intelligence) rappresenta un’opportunità di business, ma al tempo stesso molti manager nutrono non pochi dubbi e timori circa i rischi legati all’inserimento della nuova tecnologia nella strategia aziendale. Questo quello che emerge dal nuovo studio del MIT Sloan Management Review (MIT SMR) con BCG GAMMA e BCG Henderson Institute “Winning With AI: Pioneers Combine Strategy, Organizational Behavior, and Technology”. In sintesi, sembra che le aziende sottovalutino ancora il potere dell’AI.

L’analisi si basa su un sondaggio rivolto a oltre 2.500 dirigenti e diverse interviste approfondite con i maggiori esperti del settore. I dati raccolti rivelano che nove dirigenti su dieci sono d’accordo sul fatto che l’AI rappresenta un’opportunità di business per la loro azienda. Sette aziende su dieci hanno registrato un impatto minimo o nullo derivante dall’uso dell’AI. Nel 90% delle aziende che hanno investito nell’AI, meno di due su cinque riferiscono di aver ottenuto vantaggi commerciali dall’AI negli ultimi tre anni. Nel 2019, il 45% degli esperti ha affermato di aver percepito qualche forma di rischio legata all’AI – indice in aumento rispetto al 37% del 2017.

Lo studio sottolinea quanto, per chi si trova alla guida di un’azienda, sia urgente sciogliere alcuni nodi legati all’adozione dell’AI. “Mentre alcune aziende hanno chiaramente capito come avere successo, la maggior parte di loro ha ancora difficoltà a generare valore con l’AI – segnala la ricerca -. Per tracciare un percorso è urgente trovare un metodo che permetta alle aziende di sfruttare le opportunità offerte dall’Ai gestendone i rischi e riducendo al minimo le complessità”.

 

Secondo quanto emerge dallo studio le imprese sono riuscite a trarre valore dall’uso dell’AI mettono in campo cinque approcci organizzativi distinti.

  • Inseriscono le strategie di AI nella business strategy. L’88% degli intervistati che ha riportato un positivo impatto di business grazie all’AI l’ha integrata nella strategia digitale complessiva;
  •  Allineano le iniziative di AI ai processi di trasformazione aziendale più rilevanti. Per generare valore i manager devono cercare e integrare i dati relativi all’AI all’interno delle differenti funzioni e strutturare delle collaborazioni cross-funzionali;
  •  Per implementare l’AI affrontano grandi cambiamenti, spesso rischiosi, che danno priorità alla crescita dei ricavi rispetto alla riduzione dei costi. Gli intervistati che segnalano solo riduzioni dei costi come risultato dell’AI sono meno ottimisti nel realizzare ulteriori risparmi rispetto a coloro che hanno visto aumentare le entrate. Solo il 44% di coloro che hanno avuto riduzioni dei costi si aspettano gli stessi risultati nei successivi cinque anni, mentre il 72% degli intervistati che hanno visto la crescita dei ricavi tendono a prevedere che il successo continuerà nello stesso periodo.
  •  Allineano la produzione di AI con il consumo di AI. Oltre a configurare gli strumenti, i sistemi e i processi di distribuzione dell’AI, assicurano che gli utenti aziendali possano utilizzare soluzioni AI e misurarne il valore.
  •  Evitano la “trappola tecnologica” e investono nel talento. Le aziende che hanno riportato valore dall’AI riconoscono che questo non sia solo un’opportunità tecnologica, ma anche un’iniziativa strategica che richiede investimenti in talenti, dati e cambiamenti di processo. Le aziende con iniziative di AI sviluppate sotto la supervisione del CIO (Chief Information Officer), tuttavia, hanno quasi il 50% di probabilità in meno di vederci un valore.

L’AI rappresenta una grande opportunità strategica ma anche un rischio importante se le aziende non agiscono in modo ponderato. Il divario tra i vincitori e i perdenti è già presente ed è destinato a crescere negli anni a venire. Ma per ottenere valore dall’AI, la tecnologia e gli algoritmi non sono sufficienti: le aziende devono integrare seriamente la practice nella loro strategia e nei loro processi di core business. Ciò è spesso molto più difficile della tecnologia AI stessa, dal momento che questa richiede un nuovo modo di lavorare che è totalmente diverso da altre tecnologie”. Questo il commento di Fabrizio Pessina, managing director e partner di BCG.

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