Economia: stiamo andando verso la stagflazione?

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L’inflazione è stata così bassa negli ultimi tempi che difficilmente ci si è preoccupati del problema. Ma in alcuni Paesi, dove vi sono aspettative di inflazione in rialzo, congiuntamente ad una crescita economica asssente, si inizia a parlare di stagflazione.

Che cos’è la stagflazione?
Il termine “stagflazione”, coniato nel 1965 dal politico inglese Iain Macleod, è una combinazione dei termini stagnazione e inflazione e fa riferimento a una contingenza economica in cui l’inflazione è alta e la crescita economica lenta.

L’inflazione è stata incredibilmente bassa in questi anni, quindi ovviamente non siamo in un periodo di stagflazione ma l’aspetto più interessante è che l’inflazione continua a non crescere, in un momento in cui i tassi d’interesse globali sono al loro minimo storico.

I tassi di interesse possono combattere l’inflazione
Uno degli strumenti con cui le banche centrali combattono l’inflazione è l’aumento dei tassi di interesse. Ma a partire dalla crisi finanziaria del 2008, la preoccupazione principale delle banche centrali è sempre stata quella opposta, ossia far uscire l’economia dalla recessione, incentivare la crescita e raggiungere il target inflazione.

I tassi di interesse bassi sono diventati la regola ma hanno avuto un impatto minimo sulla crescita, e infatti le banche centrali hanno dovuto adottare misure di politica monetaria straordinaria (quantitative easing) per darle un ulteriore impulso.

L’inflazione dell’Eurozona è attualmente pari allo 0.4%, mentre i tassi di riferimento sono nulli (0%) e il target di inflazione per la Banca Centrale Europea è del 2%; quindi siamo ancora lontani da un’inflazione fuori controllo. In marzo la Banca Centrale Europea, inoltre, ha tagliato i tassi d’interesse e ha espanso il programma di quantitative easing attraverso una serie di misure eccezionali mai adottate prima.

La diversificazione è il fattore chiave delle performance
In un periodo di stagflazione diversificare diventa ancor più importante per gli investitori; una diversificazione in termini di asset class, valuta e territorio che renda il portafoglio davvero globale, assicura agli investitori tutti i benefici derivanti dalla crescita degli altri mercati.

Con una crescita bassa è difficile per le banche centrali alzare i tassi d’interesse, gli investitori hanno difficoltà a risparmiare e ancor di più ad accrescere il loro capitale. Possono beneficiare dell’esposizione ai bond indicizzati all’inflazione ma è una strategia da considerare solo in un portafoglio diversificato poiché non è priva di rischi.

Quando l’inflazione salirà, ci saranno da considerare importanti indicatori della crescita economica quali il PIL, i salari e la disoccupazione. Se i salari non dovessero aumentare di pari passo, è difficile pensare a una crescita robusta nei paesi sviluppati.

Marco Jean Aboav,
Head of Asset Allocation di Moneyfarm

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