Ticket restaurant: cosa cambia con i buoni pasto elettronici

Scritto il alle 13:05 da redazione [email protected]

In questo periodo gli italiani si stanno velocemente abituando alle tante novità in arrivo e previste dalla decantata Legge di Stabilità, alcune gradite e altre molto meno. Una delle ultime in ordine di tempo riguarda i buoni pasto e la sorpresa difficilmente farà felice i lavoratori, da sempre abituati a cumularli per fare la spesa al supermercato.

L’arrivo dei ticket restaurant elettronici faciliteranno i controlli e impediranno una delle più consolidate abitudini del lavoratore, che ora non potrà più accumulare i buoni in settimana per poi utilizzarli tutti in una volta, ma sarà obbligato a spenderli solo nei giorni lavorativi e non più di uno al giorno. Portato a 7 euro il valore esente da tassazione per i buoni pasto esclusivamente per i ticket elettronici, che comunque rappresentano al momento soltanto il 15% del mercato.

Se gli ultimi provvedimenti non faranno felici i lavoratori, il discorso cambia per i molti commercianti. Questi ultimi, infatti, nel corso degli ultimi anni viste le difficili condizioni economiche delle famiglie italiane spesso si sono dovuti confrontare con un sistema di pagamento che influiva parecchio sulla gestione dei loro negozi.

Un problema che emerge forte da alcuni dati: quotidianamente gli italiani utilizzano 2 milioni di buoni pasto, di cui solo una piccola parte nei bar e ristoranti mentre il 70% viene speso nella grande distribuzione. Considerati i costi delle commissioni, dal 6 al 15%, e i tempi per recuperare il valore del buono, si capiscono i problemi dei gestori dei punti vendita.

Chiara dunque l’intenzione del legislatore che punta ad evitare che i lavoratori utilizzino i buoni pasto per fare la spesa al supermercato e non in funzione sostitutiva dei pasti. Controversa anche la questione fiscale in merito al trattamento da applicare ai buoni corrisposti dal datore di lavoro in assenza della pausa pranzo.

A fare luce in passato è arrivato il parere dell’Agenzia delle Entrate che ha chiarito che la disciplina fiscale favorevole è direttamente collegata all’uso del buono pasto per il pranzo. Dunque, se l’orario di lavoro non prevede la pausa pranzo, l’emolumento non va detassato e concorre a formare il reddito.

Niente più scappatoie quindi, da luglio scorso chi non farà la pausa pranzo non avrà diritto al buono pasto e soprattutto non potrà accumulare i ticket nel corso della settimana per spenderli al supermercato in caso di necessità.

Una nuova normativa che introduce notevoli cambiamenti e costringe i lavoratori a correggere le proprie abitudini. Provvedimenti chiaramente molto più restrittivi con i buoni pasto elettronici: non cedibili, non cumulabili né convertibili in denaro. Ora bisognerà solo aspettare un po’ di tempo per un riscontro reale sugli effetti della nuova norma.

1 commento Commenta
draziz
Scritto il 20 Agosto 2015 at 13:43

E comunque dovrebbero continuare ad essere contenti (i dipendenti che percepiscono buoni pasto) per un motivo molto semplice:
l’uso del ticket, il buono pasto, di fatto crea una difformità di trattamento nei confronti di chi usa altri mezzi di pagamento, possano essere contanti o anche moneta elettronica.
Di fatto l’esercente è costretto a concedere, all’acquirente che usa il ticket, uno sconto pari alla percentuale (spesso esosa come riportato qui sopra) richiesta dall’emittente per il rimborso del buono (ma perchè per avere i soldi dovutimi per dei beni ceduti devo accettare di regalare parte del mio introito?).
E’ evidente la sperequazione a danno dei consumatori che non fanno uso di ticket per il pasto.
Che poi l’esercente possa paragonare l’accettazione dei tickets alla tessera fedeltà (cosa che anche al supermercato genera sconti) può essere un’escamotage.
Nella pratica io che pago la pausa pranzo senza ticket mi vedo negato uno sconto sull’acquisto a causa di un’integrazione salariale che l’azienda per cui lavoro non può o non vuole concedere.
Sarà…

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