Fiducia delle PMI in crescita: traina l’export in attesa della ripresa della domanda interna

Scritto il alle 17:01 da redazione [email protected]

L’indice di fiducia delle PMI raggiunge valori record in tutta Europa, Italia compresa. È il principale elemento che emerge dall’ultimo rilevamento del Capex Barometer di GE Capital, ricerca internazionale sulle intenzioni di investimento in beni strumentali commissionata da GE Capital International e condotta in 9 Paesi (7 dell’Unione Europea*, Stati Uniti e Australia). In particolare l’indice di fiducia per il segmento PMI nel nostro Paese raggiuge valore 35%, segnando un incremento del 17% rispetto a quanto registrato nel 2014 (18%). Pur segnando un record da quando è condotta la ricerca (3 anni) l’indice italiano rimane inferiore a quello medio europeo (39%).

Segnali di crescita nel 2014: export italiano al top

L’ottimismo delle aziende italiane è spiegabile ricorrendo a diversi fattori, riconducibili all’insieme del miglioramento di alcuni indicatori economici confermati da diverse fonti, tra i quali si segnalano l’aumento delle immatricolazioni di automobili, l’incremento della produzione industriale e manifatturiera, i primi – anche se contradittori – segnali di ripresa dell’occupazione, la fiducia sugli effetti positivi che il Quantitative Easing. Ma è anche riconducibile ai discreti risultati registrati nel 2014: le aziende coinvolte nella ricerca infatti che hanno dichiarato un fatturato in crescita nei 12 mesi passati costituiscono la maggioranza in tutti i Paesi Europei: in Italia sono il 54% delle PMI, dato che colloca l’Italia insieme a Francia; Polonia e Ungheria, ma dietro a Gran Bretagna, Germania e Polonia.

A guidare le performance del comparto è stato l’export: nel nostro Paese infatti ben il 46% delle PMI ha dichiarato un incremento dei fatturati derivanti dalle esportazioni, la performance migliore tra tutti i Paesi Europei monitorati.

Gli investimenti in beni strumentali

Il totale degli investimenti che il comparto PMI intende destinare ai beni strumentali ammonta a 80,1 miliardi di euro (era di 60,1 nel 2014), ritornando vicinissimo ai livelli del 2013 (81,9). Anche in questo caso la fotografia che emerge dall’ Index di GE Capital è in chiaro scuro: se infatti le piccole imprese nei prossimi 12 mesi sono intenzionate ad aumentare gli investimenti, le medie aziende sembrerebbero sulla strada della loro contrazione. Tuttavia seppure l’aumento complessivo degli investimenti è del 33% quello marginale (calcolato ciò sulla media di incremento per singola azienda) è inferiore al 2%.

Gli investimenti pianificati si orienteranno prevalentemente in macchinari (36,3 miliardi), ma in termini di aumento rispetto alle rilevazioni precedenti sono i veicoli commerciali a giocare la parte del leone passando dai 17,5 miliardi pianificati nel 2014 ai 24,7 miliardi quest’anno, segnando un incremento del 41%. Gli investimenti in IT, hardware e software, passano dagli 11,7 miliardi del 2014 ai 13,8 del 2015 (+18%) e quelli in office equipment rimangono sostanzialmente stabili (da 4,7 a 5,3).

Se si allarga lo sguardo all’insieme delle economie europee coinvolte nell’indagine si nota che il totale degli investimenti in beni strumentali è in diminuzione (dai 414 miliardi del 2014 ai 381 di quest’anno). Una possibile spiegazione “sistemica” è rappresentato dal “Capex lifecycle”: dopo anni di investimenti in beni strumentali le PMI europee cioè avrebbero iniziato a virare gli investimenti nel campo della ricerca delle competenze e delle figure professionali capaci di guidare la crescita attesa e garantire un ritorno sugli investimenti effettuati.

Per quanto riguarda gli strumenti finanziari che le aziende intendono impiegare per sostenere gli investimenti, i più significativi sono rappresentati dai prestiti bancari e dal leasing con alcune differenze a seconda della dimensione delle imprese considerate, con i prestiti preferiti dalla piccole aziende e la formula del leasing da quelle medie. Il ricorso sempre più frequente a strumenti finanziari non tradizionali (in particolare al leasing) è una tendenza che si riscontra e si è consolidata negli ultimi anni e che segnala tra l’altro che quando si sceglie tale strumento si tende a prediligere un vendor specializzato piuttosto che una Banca tradizionale.

“La ricerca odierna sottolinea un aspetto che da anni notiamo sul mercato e che è confermato da diverse Istituzioni nazionali: il progressivo incremento del ricorso al leasing come strumento di finanziamento utilizzato dalle imprese italiane. Quello che sta cambiando, fortunatamente, complice anche la minore disponibilità di risorse e la contestuale attenzione alla sostenibilità economica è che gli investimenti sono sempre più mirati e vanno nella direzione di dotare l’impresa dei beni realmente necessari per crescere e non perdere le opportunità di business offerte dal mercato nazionale e dai mercati internazionali più promettenti”, ha commentato Massimo Macciocchi, Commercial Leader EF & Transportation di GE Capital Italy.

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