Bonus Bebè 2015: cos’è, come funzione, chi può usufruirne e come si chiede

Scritto il alle 13:03 da redazione [email protected]

Entro questa settimana l’INPS dovrebbe rendere disponibile sul proprio sito il modulo per accedere all’ormai famigerato “Bonus Bebè”, il contributo promosso dal Governo di Matteo Renzi per incentivare la natalità delle famiglie italiane sostenendone con l’erogazione dello Stato le spese per il sostegno del neonato.

Il Bonus Bebè è un assegno da 80 euro al mese, per un totale annuo erogato di 960 euro annui, riconosciuto alle famiglie con reddito/ISEE fino a 25.000 euro annui per ogni figlio nato o adottato nel triennio 2015, 2016 e 2017. Il contributo previsto dalla legge sale a 1.920 euro annui, 160 euro al mese, se il reddito/ISEE non supera 7.000 euro.

Bonus Bebè: previsioni di spesa per lo Stato

La previsione di spesa per lo Stato italiano dall’introduzione di questo bonus è di 202 milioni di euro per l’anno 2015. Cifra destinata a salire nel biennio successivo: le previsioni di spesa sono state infatti poste a 607 milioni di euro per il 2016 e a 1,012 miliardi di euro per il 2017. Il Bonus Bebè potrebbe tuttavia essere esteso fino al 2020 qualora i fondi riservati venissero riconfermati con ulteriori disposizioni.

In questo senso, l’importo dell’assegno e la soglia di reddito potrebbero cambiare per decreto, previa sospensione dell’accettazione delle domande, se l’INPS rilevasse uno sforamento di questi tetti per tre mesi consecutivi.

Bonus Bebè: cos’è, chi può chiederlo e chi può usufruirne

Vediamo chi può fruirne e come si presentano le domande. Come ricordato il precedenza, il Bonus Bebè è un assegno di 960 euro annui erogato mensilmente (per 80 euro al mese) ai nati o adottati dal 1/1/2015 al 31/12/2017 a decorrere dal giorno di nascita o di ingresso nel nucleo familiare e viene corrisposto fino al compimento del terzo anno di età ovvero fino al terzo anno di ingresso nel nucleo familiare a seguito di adozione. Nel caso di reddito/ISEE non superiore a 7.000 euro, il Bonus Bebè viene raddoppiato e portato a 160 euro.

Bonus Bebè: chi può chiederlo

Il Bonus Bebè è corrisposto a figli di cittadini italiani, di uno stato UE o di cittadini extracomunitari con permesso di soggiorno, residenti in Italia, nati o adottati negli anni 2015, 2016 e 2017. Il nucleo familiare di appartenenza del genitore richiedente deve essere in condizioni economiche corrispondente ad un ISEE non superiore a 25.000 euro annui. Se l’ISEE non supera 7.000 euro annui l’importo dell’assegno annuale è raddoppiato.

Dopo i cambi che hanno interessato l’ISEE recentemente è da evidenziare come per richiedere il Bonus Bebè l’ISEE da produrre sia quello nuovo, ossia quello rilasciato secondo le regole dettate dal Dpcm 159/2013. Per accedere ai vantaggi economici del Bonus Bebè, al momento della presentazione della domanda l’ISEE non dovrà essere scaduto.

Bonus Bebè: come si chiede e chi paga l’assegno

L’assegno del Bonus Bebè è corrisposto dall’INPS dietro domanda da presentarsi da parte di uno dei genitori conviventi col figlio esclusivamente con modalità telematica, utilizzando un modulo che l’INPS dovrà approntare e rendere disponibile sul proprio sito entro il prossimo 25 Aprile 2015.

Se si procede entro 90 giorni dalla nascita o dall’ingresso dell’adottato in famiglia, oppure, in caso di nascite avvenute tra il 1/1/2015 e il 10/4/2015, entro il 24/7/2015, l’erogazione del Bonus Bebè parte dal giorno della nascita o adozione. Se invece si procede successivamente l’erogazione parte dal mese di presentazione della domanda.

E’ molto importante evidenziare come per ottenere il Bonus Bebè sia indispensabile seguire la via digitale indicata. L’INPS non accetterà infatti domande avanzate con modelli non ufficiali o presentati a mano o con posta elettronica certificata. Per ottenere il Bonus Bebè dunque occorre il modulo ufficiale, da presentare esclusivamente via web.

Per ottenere il Bonus Bebè va presentata una domanda una sola volta per ciascun figlio, auto-certificando il possesso dei requisiti e allegando l’ISEE. La domanda può essere ripresentata dall’altro genitore o da un terzo solo in alcuni casi di decadenza.

In alternativa al diretto accesso al sito dell’INPS, la domanda per ottenere il Bonus Bebè può essere presentata rivolgendosi alle sedi INPS territoriali per fruire di procedure telematiche assistite. Se il genitore convivente è stato dichiarato incapace di agire, la domanda e la relativa documentazione sono presentate dal suo legale rappresentante. Per eventuali dubbi o altro, è da evidenziare come sia disponibile anche un call center INPS al numero 803.164.

Bonus Bebè: decadenza del beneficio

Sono diversi i motivi per cui un nucleo familiare potrebbe perdere il diritto ad ottenere il pagamento del Bonus Bebè. Il diritto al pagamento dell’assegno mensile decade nel caso di:

– perdita del requisito legato al reddito;

– decesso del figlio o revoca dell’adozione;

– affidamento esclusivo del figlio al genitore che non ha presentato la domanda. In tal caso l’assegno può essere erogato al genitore affidatario solo se questi è in possesso dei requisiti per accedervi e presenta la domanda entro 90 giorni dall’emanazione del provvedimento da parte del giudice. Se la domanda viene presentata successivamente l’assegno viene erogato a decorrere dal mese di presentazione.

– decadenza dall’esercizio della responsabilità genitoriale del genitore che ha presentato la domanda. In questo caso l’assegno può essere chiesto dall’altro genitore nelle modalità viste alla voce precedente.

– affidamento del figlio a terzi. In questo caso l’assegno può essere richiesto dall’affidatario nelle modalità previste alle voci precedenti. Il requisito ISEE è verificato in tal caso in riferimento al minore affidato, anche se questi fosse considerato nucleo a sé stante.

Il genitore richiedente deve comunicare tempestivamente all’INPS il verificarsi di una delle cause di decadenza; in caso contrario L’INPS, oltre ad interrompere l’erogazione, può recuperare le somme erogate indebitamente. L’erogazione viene interrotta dal mese successivo a quello in cui si verifica la causa di decadenza.

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