I Cigni Neri 2015: Russia, per l’economia russa si avvicina la tempesta perfetta…e un nuovo default

Di seguito pubblichiamo un focus estratto da “I Cigni Neri” 2015, l’ormai classico studio di fine anno elaborato dal team di analisti di Saxo Bank dedicato a quei temi di mercato tanto improbabili quanto imprevedibili che potrebbero nel corso dell’anno successivo destabilizzare i mercati finanziari. Dopo il nuovo crollo di ieri del Rublo, questa mattina la Bank of Russia ha deciso di aumentare il tasso di interesse di riferimento dal 10,5% al 17 per cento. Si tratta del più corposo rialzo dei tassi dal 1998. Ecco dunque che un cigno nero questa volta potrebbe iniziare a volare sui mercati finanziari mondiali.

Saxo Bank rimane profondamente convinta delle potenzialità a lungo termine della Russia, tuttavia, l’economia del paese si stava già dirigendo verso la recessione e il disavanzo delle partite correnti ancora prima che fossero applicate le sanzioni, che ci fosse un calo enorme del prezzo del petrolio e che fosse iniziato il conflitto con l’Ucraina.

Questi problemi sono ormai quasi un’emergenza, e nulla è lo specchio della situazione quanto il calo del rublo del 40% (rispetto al dollaro) di quest’anno. Si avvicina la tempesta perfetta per l’economia russa, che potrebbe portare alla nazionalizzazione delle aziende e il governo stesso a scegliere di entrare in default.

Tutto ciò potrebbe far parte di un’escalation della disputa tra Russia e UE/USA o essere indotto dal mancato accesso ai finanziamenti. Le imprese russe devono rimborsare 134 miliardi di dollari di debiti tra il 2014 e la fine del 2015. A copertura, ovviamente, sono presenti riserve valutarie per 400 miliardi di dollari.

Anche se ciò potrà far guadagnare tempo alla Russia, diversi fattori quali la legge Rotenberg (che prevede il rimborso agli imprenditori russi del denaro perso per le sanzioni), l’intervento sul rublo, l’approssimarsi del disavanzo delle partite correnti, i grandi deficit di bilancio (mancanza di entrate fiscali e del petrolio), e, il pressoché nullo accesso ai finanziamenti sul mercato dei capitali, portano a pensare che questi 400 miliardi di dollari potrebbero diventare spiccioli.

La Russia ha già utilizzato le risorse a lungo termine presenti in campo energetico, minerario, nelle sue aziende e nella sua gente, e solo un nuovo inizio (come nel 1998) potrebbe essere ciò che serve al futuro del paese, che tuttavia ha bisogno prima di tutto di una soluzione diplomatica per l’Ucraina.

Steen Jakobsen
Chief Economist, Saxo Bank

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