Il boom delle sofferenze bancarie è legato a grandi prestiti non rimborsati

Scritto il alle 07:20 da redazione [email protected]

Il Centro studi di Unimpresa ha compiuto un’interessante analisi sulle sofferenze bancarie. Lo studio, basato sui dati di Banca d’Italia ha fatto emergere come due rate su tre non pagate sono di finanziamenti oltre i 500 mila euro.

 

Il peso delle sofferenze delle banche in continua crescita è legato ai grandi prestiti che difficilmente vengono rimborsati. Su oltre 162 miliardi di euro complessivi (a febbraio 2014) di rate non pagate, 107 miliardi (66,1%) si riferisce a finanziamenti di grandi dimensioni (superiori a 500.000 euro), mentre 54,9 miliardi (33,9%) si riferisci a crediti minori (da 250 a 500.000 euro). In una platea di oltre 1,2 milioni di clienti “affidati” e in ritardo, cioè con prestiti, su appena 457 soggetti, in particolare, pesano sofferenze per 20,3 miliardi. E’ quanto emerge da un’analisi del Centro studi Unimpresa.

Secondo lo studio, realizzato su dati della Banca d’Italia, guardando alla platea dei soggetti debitori, su 1.224.438 clienti in difficoltà con le rate, sono 47.876 (3,91%) quelli su cui pesa il 66,1% delle sofferenze (quelle relative ai finanziamenti maggior di 500.000 euro) mentre le sofferenze relative ai prestiti minori (fino a 500.000 euro) sono distribuite su 1.176.562 soggetti.

La prima fascia di prestiti, da 250 euro a 500.000 euro, è quella relativa a crediti per famiglie e piccole imprese. Per i prestiti fino 30.000 euro, i clienti in difficoltà sono 775.412 (63,3%) per un ammontare di sofferenze pari a 7,1 miliardi (4,4% del totale). Per i prestiti fino a 75.000 euro, i soggetti in ritardo sono 162.755 (13,3%) e le sofferenze corrispondono a 7,7 miliardi (4,8%). Per i prestiti fino a 125.000 euro, i clienti che rimborsano a fatica sono 87.559 (7,2%) e le sofferenze corrispondenti ammontano a 4,4 miliardi (5,2%). Quando i prestiti arrivano a 250.000 euro, si trovano in ritardo nel rimborso delle rate 108.053 soggetti (8,8%) e le relative sofferenze sono 18 miliardi (11,1%). Nella fascia successiva, che arriva a 500.000 euro di credito accordato, i clienti in difficoltà sono 42.783 (3,5%) e le sofferenze corrispondo a 13,5 miliardi (8,4%).

Poi si sale nella seconda fascia di finanzianti quello che vanno da 500.000 in su. Si tratta per lo più di affidamenti per medie e grandi imprese.  Fino a 1.000.000 di euro, i soggetti sono 21.871 (1,8%) e le sofferenze 13,6 miliardi (8,4%). Fino a 2.500.000 euro i clienti sono 15.626 (1,3%) e le sofferenze 21,3 miliardi (13,2%). Fino a 5.000.000 di euro, i clienti sono 5.772 (0,5%) e le sofferenze 17,5 miliardi (10,8%). Fino a 25.000.000 di euro, i clienti sono 4.150 (0,3%) e le sofferenze 34,2 miliardi (21,1%). Oltre 25.000.000, i clienti sono appena 457 (0,1%) e le sofferenze 20,3 miliardi (12,5%).

“L’analisi del nostro Centro studi dimostra che la questione delle sofferenze bancarie è particolarmente complessa”, ha commentato i risultati della ricerca il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi, evidenziando come “probabilmente sarebbe opportuno che le banche valutino il merito di credito sulla base di progetti e prospettive delle imprese e non solo sui bilanci. Serve maggiore attenzione e subito un confronto con le associazioni di categoria interessate: si apra un tavolo permanente”.

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1 commento Commenta
atomictonto
Scritto il 17 aprile 2014 at 09:59

Bravi, la mega-analisi dell’acqua calda.
– In Italia l’ottusità totale delle banche fa si che se chiedi 100.000 euro la banca vuole 150-200.000 euro di garanzie e tutti rispondono “scusa ma se avessi quei soldi verrei da te a pagarti gli interessi??”
– In Italia non è importante avere idee innovative e un business plan credibile: devi sparare balle a macchinetta e una volta che sei sotto di 10-15 milioni ti tengono in piedi le banche sperando prima o poi di rientrare.
PMI di domotica o terapie cellulari sotto di 300.000 euro vengono fatte chiudere mentre l’azienda decotta, sotto di 100 milioni, che produce selle da cavallo o ghiacciaie in ghisa la tengono in piedi.
Perchè alla fine, dentro nelle banche a decidere, ci sono comunque degli ItaGliani.

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