DEF: cos’è, a cosa serve, quali passaggi deve affrontare e storia del Documento di economia e finanza

Scritto il alle 16:04 da redazione [email protected]

Nei giorni scorsi il Governo di Matteo Renzi ha presentato ufficialmente il DEF 2014, documento con il quale l’esecutivo ha fissato gli obiettivi economici e finanziari dell’Italia. L’acronimo DEF indica proprio il Documento di economia e finanza. Vediamo ora l’origine dello strumento, il suo significato, il raggio d’azione e l’andamento delle previsioni compiute negli anni passati dai precedenti governi.

Storia del DEF
Il Documento di economia e finanza è stato istituito con la legge n° 39 del 7 aprile 2011 dall’allora Governo Berlusconi. Alla base della riforma del 2011, la necessità di adeguare il DEF alla normativa europea per quanto riguarda tempi di presentazione e procedure di programmazione. In particolare, la definizione delle strategie di bilancio nella prima metà dell’anno e un più stretto coordinamento con le altre istituzioni europee. Da allora il Documento di economia e finanza rappresenta il principale strumento di programmazione del bilancio e della finanza pubblica.

La nascita del DEF nel 2011 non è stata tuttavia una novità assoluta: sotto diversi nomi è un documento che esiste dal 1988. Fino al 2008 prendeva il nome di DPEF, acronimo di Documento di programmazione economica e finanziaria, dal 2009 fu indicato con l’acronimo DFP, ossia Documento di Programmazione finanziaria. Molti nomi, la stessa sostanza.

Cos’è e a cosa serve
Detto che il DEF è il principale strumento con cui si programma l’economia e la finanza pubblica in Italia nel breve e medio termine, rappresenta il punto d’incontro tra politica nazionale e l’Unione Europea. Nel Documento di economia e finanza vengono anche indicate le coperture a eventuali spese o le tasse di nuova introduzione utili a rientrare nel bilancio previsto. Il DEF si compone sostanzialmente di tre macro-parti: quella dedicata al programma di stabilità del Paese, quella volta all’analisi delle tendenze della finanza pubblica e quella in cui viene indicato il programma nazionale delle riforme.

Facendo riferimento puntuale a quanto riportato nel sito del Dipartimento del Tesoro, i punti affrontati nelle singole macro-aree del Documento di economia e finanza sono i seguenti:

DEF Sezione I – Programma di Stabilità dell’Italia indica:

 gli obiettivi di politica economica e il quadro delle previsioni economiche e di finanza pubblica almeno per il triennio successivo e gli obiettivi articolati per i sotto settori del conto delle amministrazioni pubbliche;
 l’aggiornamento delle previsioni per l’anno in corso, evidenziando gli eventuali scostamenti rispetto al precedente Programma di stabilità;
 l’evoluzione economico-finanziaria internazionale, per l’anno in corso e per il periodo di riferimento; per l’Italia, le previsioni macroeconomiche, per ciascun anno del periodo di riferimento, con –evidenziazione dei contributi alla crescita dei diversi fattori, dell’evoluzione dei prezzi, del mercato del lavoro e dell’andamento dei conti con l’estero;
 le previsioni per i principali aggregati del conto economico delle amministrazioni pubbliche;
 gli obiettivi programmatici, indicati per ciascun anno del periodo di riferimento, in rapporto al prodotto interno lordo, tenuto conto della manovra, per l’indebitamento netto, per il saldo di cassa, al netto e al lordo degli interessi e per il debito delle amministrazioni pubbliche.

DEF Sezione II – Analisi e tendenze della finanza pubblica indica:

 l’analisi del conto economico e del conto di cassa delle amministrazioni pubbliche nell’anno precedente e degli eventuali scostamenti rispetto agli obiettivi programmatici indicati nel DEF;
 le previsioni tendenziali, almeno per il triennio successivo, del saldo di cassa del settore statale e le indicazioni sulle correlate modalità di copertura;
 le informazioni di dettaglio sui risultati e sulle previsioni dei conti dei principali settori di spesa, almeno per il triennio successivo.
 Una nota metodologica, allegata alla seconda sezione del DEF, espone analiticamente i criteri di formulazione delle previsioni tendenziali.

DEF Sezione III – Programma Nazionale di Riforma indica:

 lo stato di avanzamento delle riforme avviate;
 gli squilibri macroeconomici nazionali e i fattori di natura macroeconomica che incidono sulla competitività;
 le priorità del Paese e le principali riforme da attuare, i tempi previsti per la loro attuazione e la compatibilità con gli obiettivi programmatici indicati nella prima sezione del DEF.

Quali passaggi deve affrontare
Dopo la presentazione in aula da parte del Governo e l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri, il DEF deve essere votato dal Parlamento italiano entro il 30 giugno. Nelle settimane tra la presentazione e il voto finale, il Governo deve impegnarsi a trovare la quadra per rispettare i vincoli di bilancio da un lato e mantenere le indicazioni del documento dall’altra. Nel 2014 il DEF approderà nelle aule parlamentari il 17 aprile.

Quello del Parlamento italiano non è l’unico passaggio che il DEF deve affrontare. Proprio l’adeguamento alla normativa europea per quanto riguarda tempi di presentazione e procedure di programmazione fa sì che il Documento di economia e finanza debba passare nelle mani del Parlamento Europeo, chiamato a studiarlo a fondo ed approvarlo come previsto dal regolamento comunitario in materia di coordinazione e cooperazione tra gli Stati membri dell’Unione Europea.

Le stime (sbagliate) del recente passato
Complice anche la crisi economica che ha attanagliato l’economia italiana, negli ultimi anni le stime contenute nel DEF si sono scostate significativamente dai risultati finali riportati nel periodo in questione dall’Italia. Per avere una visione più completa degli ultimi DEF basta prendere in considerazione i target fissati dai Documenti di economia e finanza del Governo Monti, da quello Letta e dall’esecutivo Renzi.

Per l’anno in corso, il DEF di Mario Monti stimava una crescita del Pil dell’1,3%. Valore sceso all’1,1% nel Documento firmato Enrico Letta e portato allo 0,8% da Matteo Renzi. Stime riviste anche per il rapporto Deficit/Pil e quello Debito/Pil.

Per il Senatore a vita i due rapporti si sarebbero attestati nel 2014 rispettivamente a -1,8% e al 129%; per Enrico Letta a -2,5% e al 132,8%. Matteo Renzi ha fissato l’asticella a -2,5/-2,6% per quanto riguarda il rapporto Deficit/Pil e oltre il 133% per quanto concerne quello Debito/Pil.

Alla base delle stime non allineate alla realtà economica vi è tuttavia un altro fattore: la necessità di trovare, artificialmente, le coperture alle misure proposte. Per capire il trucco contabile alla base di queste stime “sopravvalutate” basti pensare, ad esempio, alle previsioni di crescita del Pil. Maggiori previsioni di crescita permettono di prevedere un maggior gettito fiscale e quindi una maggiore disponibilità di risorse per lo Stato per fare investimenti/ coprire spese in programma. Non traducendosi in realtà, queste stime causano però ammanchi di cassa a fine anno.

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