Euro: una moneta troppo forte

Scritto il alle 20:30 da redazione [email protected]

Di seguito pubblichiamo l’interessante editoriale del 17 marzo di MoneyFarm dedicato al mercato valutario. Nella loro analisi settimanale gli esperti  del consulente finanziario indipendente prendono in esame la forza dell’euro nei confronti del dollaro Usa emersa in modo emblematico da inizio febbraio 2014. Tendenza che ha smentito nei fatti le previsioni di fine 2013 di molte case d’affari e degli analisti.

Sono tempi duri per l’investitore Europeo che ha saggiamente diversificato l’esposizione valutaria del proprio portafoglio d’investimento. Nell’ultimo anno, l’Euro si è apprezzato del 2% rispetto al Dollaro e dell’8% rispetto allo Yen.

Cambio Euro-Dollaro ed Euro-Yen

(dati Bloomberg)

La ‘forza’ della moneta unica europea è dovuta al surplus commerciale dell’Eurozona (le economie europee esportano più di quanto importano), all’arrivo di ingenti flussi di investimento sui mercati finanziari europei, ma soprattutto alle differenti politiche monetarie implementate dalle banche centrali.

Vediamo in primis gli aspetti legati alle politiche monetarie

Anche se con modalità e tempistiche differenti, tali politiche hanno portato le banche centrali delle 3 principali aree economiche (Stati Uniti, Europa e Giappone) a ‘farsi carico’ delle sofferenze del sistema bancario e delle finanze pubbliche attraverso l’acquisto (diretto o indiretto) di titoli di stato ed obbligazioni. La nuova moneta iniettata nel sistema attraverso queste politiche ha portato ad un’esplosione del bilancio delle banche centrali, come è possibile apprezzare attraverso il seguente grafico.

Il bilancio delle Banche Centrali

 (dati Bloomberg)

Si può comprendere a questo punto la forza relativa dell’Euro notando come dal Gennaio 2013 il valore degli asset posseduti dalla BCE sia in calo mentre il processo di espansione monetaria non si sia arrestato in Giappone e negli US. Tale diminuzione sembrerebbe in contraddizione con il fatto che mentre in Europa ci sono dei timidi segnali di ripresa, l’economia americana sembra ripartita in modo più convincente. Il motivo è che mentre la Federal Reserve e la BoJ hanno fornito liquidità in maniera diretta e senza una precisa scadenza attraverso una implementazione molto aggressiva del Quantitative Easing, la Bce è intervenuta in maniera più leggera, ad esempio con dei piani di rifinanziamento a tassi agevolati di durata prestabilita (LTRO) per le banche europee, l’ultimo dei quali è datato 29 Febbraio 2012.

La ripresa macroeconomica del 2013 ha spinto gli Stati Uniti ad iniziare una graduale exit strategy dal Quantitative Easing (il “tapering”): all’ultima sua apparizione da presidente (il 18 Dicembre dell’anno scorso), Ben Bernanke ha annunciato una riduzione di 10 mld di dollari al mese nel programma di acquisto di titoli da parte della Fed. Il suo successore Janet Yellen è sulla stessa lunghezza d’onda.

Con la fine del QE americano, nei prossimi mesi il dollaro dovrebbe rafforzarsi nei confronti dell’Euro. Questo scenario dovrebbe essere ancora più probabile nel caso in cui la Banca Centrale Europea decidesse di scendere di nuovo in campo con altre misure di supporto (ad esempio, un altro LTRO).

Per quanto riguarda lo Yen, occorre notare come il Quantitative Easing era stato per la prima volta implementato nel Marzo del 2001 dalla Bank of Japan per fronteggiare la deflazione iniziata nei primi anni ’90. Nell’Aprile del 2013, la BoJ ha annunciato di voler procedere ad uno svalutazione dello Yen raddoppiando la moneta circolante nel giro di due anni. Pertanto l’Euro dovrebbe restare forte nei confronti dello Yen nei prossimi mesi.

Analizziamo ora l’andamento delle valute in base al differenziale dei tassi di inflazione tra le aree monetarie. Secondo questo approccio, un’area con maggior inflazione dovrebbe vedere la propria valuta deprezzarsi rispetto ad un’area con inflazione minore.

Anche secondo questo punto di vista (“Purchasing Power Parity”), l’Euro risulterebbe sopravvalutato rispetto al Dollaro.

L’EuroDollaro e la PPP

(dati Deutsche Bank)

Nel giro di un anno, gli analisti di Deutsche Bank vedono l’Eurodollaro intorno all’1.25 rispetto all’1.38 attuale mentre prevedono per l’EuroYen un cambio a 144 rispetto al 139 attuale.

E rispetto alle altre valute?

Nell’ultimo anno, l’Euro si è rafforzato rispetto alle valute di tutti i membri del G10 (cfr. tabella sottostante) ed anche rispetto alle valute dei paesi emergenti (consideriamo qui di seguito un paniere di valute dei principali Paesi Emergenti calcolato da JPMorgan).

Variazione percentuale dei cambi principali rispetto all’Euro (dati Bloomberg)

L’indebolimento delle valute dei Paesi Emergenti rispetto all’Euro è stato principalmente dovuto a:

  • Un deficit commerciale causato dalla crescita sterile delle economie dei paesi sviluppati e della Cina (verso cui molti paesi emergenti esportano materie prime)
  • Le tensioni politiche e sociali (particolarmente intense in Venezuela, Ucraina e Turchia)
  • Uno spostamento dei flussi di investimento dai Paesi Emergenti verso i Paesi sviluppati sulla scia dell’imminente ripresa

Particolarmente intensa è stata la svalutazione della lira Turca che ha perso il 30% rispetto all’Euro a partire dalla rivolta di Gezi Park esplosa a fine Maggio 2013 in seguito alle politiche di repressione del premier Erdogan.

Cambio Euro contro valute paesi emergenti ed Euro contro Lira Turca (dati Bloomberg)

E’ interessante notare infine come, nell’ultimo anno, le strategie di trading basate sul differenziale dei tassi di interesse (“carry trades”), per cui si prende a prestito in un paese dove i tassi sono bassi e si investe in uno dove i tassi sono alti, non siano state profittevoli. Nel grafico seguente evidenziamo il rendimento del carry trade costruito finanziandosi in Giappone e Svizzera ed investendo in Norvegia, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

In questa epoca caratterizzata da un forte interventismo delle banche centrali la politica monetaria e le condizioni macroeconomiche sembrerebbero essere gli unici driver dei mercati valutari.

Rendimento di una strategia di carry trade (dati Bloomberg) 

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2 commenti Commenta
lapradera
Scritto il 18 marzo 2014 at 10:53

Buongiorno, volevo ringraziare fin da subito per l’interessante articolo sopra che grazie anche ai dati e tabelle elaborati rendono ben chiaro lo scenario passato delle politiche monetarie e del mercato delle valute avvenute fino ad ora.
adesso visto che un po tutti i paesi, per meglio dire aree macroeconomiche, navigano a vista o addirittura paesi come il Giappone che a mio avviso e parere navigano alla cieca, risulta un pochettino difficile capire che cosa accadrà sul medio e lungo periodo in tema di mercato delle valute, ci sono troppe aree economiche che sono in una zona di perlustrazione che non è di nessuno, cosa mai vista prima dagli inizi degli scambi commerciali tra i continenti, comunque sia a pensarci bene, gli andamenti dei mercati valutari sono sempre stati nella storia delle differenti economie in balia degli interventi delle banche centrali e dalle condizioni macroeconomiche che ogni paese adotta nella sua area di mercato ( come citato anche nel vostro articolo nelle ultime tre righe ) a dire il vero manca il fattore destabilizzazione, ossia tipico di quelle aree con forti contrasti politici con poca democrazia se non addirittura assente.
Un saluto, una buona giornata e ancora grazie per il vostro interessante articolo, Tschüss.

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redazione [email protected]
Scritto il 18 marzo 2014 at 16:38

lapradera@finanzaonline,

Buongiorno Lapradera,
nel ringraziarLa per l’aver apprezzato il contributo che abbiamo postato sul blog di redazione volevo segnalarLe una video intervista nella quale potrebbe trovare degli spunti e delle considerazioni interessanti sul mercato valutario.

http://cfd.finanza.com/2014/03/18/saverio-berlinzani-la-nascita-delleuro-ha-cambiato-la-tecnicita-del-forex-ora-movimenti-piu-legati-ai-fondamentali/

Distinti saluti,
la redazione

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