Iran: un’opportunità di business per le aziende italiane

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Gennaio 2016 ha segnato un punto di svolta epocale per l’Iran. Con la revoca delle sanzioni da parte di Unione Europea e Stati Uniti seguito all’accordo sul nucleare, Teheran è tornata a essere protagonista della scena economica dopo lunghi anni trascorsi ai margini. Nei giorni in cui ad Algeri si sta svolgendo il meeting dell’OPEC, emblematico è il peso e il ruolo assunto dall’Iran nell’offerta di greggio a livello globale.

Inevitabile dunque che dopo un trentennio che si potrebbe dire perso, molti imprenditori e molte imprese italiane abbiano ripreso a guardare con interesse il Paese, storicamente legato a doppio filo con gli interessi economici del Belpaese.

Attualmente l’export italiano verso l’Iran vale poco più di un miliardo di euro l’anno, valore significativo ma comunque distante dagli oltre 3 miliardi di euro annui registrati con i picchi prima delle sanzioni internazionali.

In uno scenario che a livello prospettico appare dunque favorevole al mondo corporate tricolore, non tutto è agevole e fluido al momento. “Entrare in un Paese che di fatto è rimasto chiuso per 30 anni non è di certo facile”, spiega a Borse.it l’Avvocato Guido Maria Solari dello studio Roedl & Partner.

Il professionista parla delle prospettive economiche del Paese evidenziando come “seppur il costo del lavoro sia molto basso, con operai che prendono mediamente 300-400 euro al mese e impiegati di 3° livello sugli 800 euro, la burocrazia in Iran è molto pervasiva e chi vuole entrare nel Paese ha bisogno a livello normativo di un socio locale per poter operare”.

In una nazione come quella asiatica in cui le scatoli cinesi sono molto apprezzate a livello societario, l’esperienza consulenziale e legale fornita dallo studio Roedl & Partner rappresenta un valore aggiunto per gli imprenditori intenzionati a operare in Iran.

“E’ vero che quest’anno sono venute meno alcune sanzioni”, specifica a riguardo Solari, ricordando come tuttavia “non tutte le sanzioni sono state eliminate e questo al momento sta frenando diverse imprese ad aprire in Iran. La paura è quella di aprire un’attività nel Paese e vedersi ostacolati nei business in altre nazioni, in primis gli Stati Uniti”.

Un esempio emblematico viene in tal senso dal comparto bancario ove ad eccezione della Banca Popolare di Sondrio gli altri istituti di credito italiani al momento hanno preferito aspettare ad aprire nel Paese per non incorrere in eventuali penalizzazioni nel business con e verso gli Usa.

Se indubbiamente l’Iran in questo momento è caratterizzato da diversi rischi, quello Paese che rende il fund rising più difficile cui si somma anche il rischio politico, con il 2017 che sarà anno di elezioni in Iran, “le opportunità per le imprese italiane”.

Tra i settori che secondo l’avvocato dovrebbero trovare più convenienza ad aprire in Iran vi sono le oil company, le industrie di costruzioni e trasporti, il turismo, la meccanica, la consulenza e quelle attività legate a doppio filo al Made in Italy.

“Il comparto oil&gas vale circa il 50% del Pil iraniano ma gli impianti sono molto vecchi quindi va pensata una rimodernazione di tutta la filiera che va dall’estrazione allo stoccaggio fino al trasporto”, ha motivato le sue indicazioni Solari.

L’Avvocato ha evidenziato come anche “le infrastrutture come strade e aeroporti avranno bisogno di un restyling”, specie se si considera che “il flusso turistico e l’interesse verso il Paese è in aumento ma per intercettare la domanda saranno necessari dei miglioramenti sul fronte dell’accoglienza”.

Per quanto riguarda Made in Italy e meccanica, il discorso al momento appare di più lungo periodo. “Gli italiani sono molto conosciuti in Iran per le loro capacità nel Food e nel Fashion, gli imprenditori intenzionati a posizionarsi qui dovranno però adattare la loro offerta alle leggi islamiche mentre per quel che riguarda la meccanica, molto del successo dipenderà dalla nascita o meno in Iran di poli di eccellenza produttiva”.

Ecco dunque che a maggior ragione, in un clima in cui il Paese si sta aprendo al mercato ma è comunque ostacolato da diversi vincoli interni che ancora permangono, il sostegno di professioni con esperienza nell’area rappresenta un valore aggiunto non irrilevante.

Dopo aver aperto da alcuni anni nella regione lo studio di Doha, da qualche settimana Roedl & Partner ha attivato a Tehran un desk in italiano capace di operare a sostegno di quelli imprenditori intenzionati a valutare soluzioni di business nel Paese. Lo scopo? Aiutare l’internazionalizzazione delle imprese italiane.

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