Finanza e sport: al via le XXXI Olimpiadi, per il Brasile mai state così difficili

Scritto il alle 11:29 da redazione [email protected]

Iniziano ufficialmente venerdì 5 agosto i XXXI giochi olimpici. La manifestazione si concluderà il 21 agosto e catalizzerà l’attenzione di tutti gli appassionati di sport sul Brasile. Il Paese sudamericano in questi mesi del 2016 è stato uno dei protagonisti dei mercati finanziari internazionali, con la Borsa di San Paolo che da inizio anno ha messo a segno una delle performance più sorprendenti, con rialzi superiori al 30% in valuta locale. Il risultato contrasta con l’andamento economico del Paese, alle prese con la recessione più lunga degli ultimi 100 anni. Ma sui mercati da inizio anno si respira un clima e un atteggiamento diverso da parte degli investitori verso i Paesi Emergenti. Di seguito pubblichiamo un punto sul Brasile e le imminenti Olimpiadi a cura di Roberto Rossignoli, Junior Portfolio Manager di MoneyFarm.

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L’andamento della borsa brasiliana quest’anno è stata una delle anomalie più sorprendenti osservate sui mercati finanziari negli ultimi mesi. In valuta locale, l’indice Bovespa è salito del 32% da inizio anno, numero che diventa ancora più suggestivo se convertito in euro.

Dato l’apprezzamento del Real Brasiliano nei confronti dell’Euro, un investitore italiano avrebbe guadagnato dall’investimento in Brasile il 58% in sette mesi. Contro il 4% dell’MSCI World (indice azionario per i mercati sviluppati) e il 12,5% dell’MSCI Emerging Markets (indice azionario per i mercati emergenti). Numeri impressionanti che restituiscono subito l’immagine di una greve recessione che stenta ad allentare le presa.

La peggior recessione del secolo
Il Brasile sta attraversando la recessione più lunga degli ultimi 100 anni mentre cerca di gestire, al contempo, il più grande scandalo di corruzione della storia (con al centro la Petrobras, il gigante petrolifero controllato dallo stato) e con una leadership politica tra le più impopolari di sempre.

Date le previsioni sul calo del PIL nel 2016 (-3,5% su base annuale), per la fine dell’anno l’economia brasiliana si sarà contratta dell’8% rispetto al primo trimestre (ultimo trimestre in cui il PIL è cresciuto); il GDP pro capite per la fine dell’anno sarà diminuito del 20% rispetto al picco del 2010. Il tutto mentre le tre maggiori agenzie di rating hanno già classificato il debito pubblico brasiliano al livello “spazzatura”.

Dal 1985, quando il Brasile ha eletto democraticamente il primo presidente dopo 20 anni di governo militare, si sono susseguite diverse crisi politiche. Ma questa volta l’Impeachment di Dilma Rouseff e lo scandalo Petrobras hanno coinciso con un declino nei prezzi delle commodity senza precedenti.

Il Brazilian Commodity Index, pubblicato dalla Banca Centrale Brasiliana è crollato del 45% dal marzo 2011 al dicembre 2015. Il declino delle materie prime ha certamente impattato su tutti i mercati emergenti, ma il Brasile ha dovuto fare i conti anche con debolezze strutturali, poca produttività e una spesa pubblica insostenibile e incontrollata che hanno amplificato i danni.

Un nuovo contesto globale favorevole ai mercati emergenti…
Da inizio anno qualcosa è cambiato e per spiegare la performance dell’azionariato brasiliano si deve partire dal contesto globale, che negli ultimi mesi è stato favorevole per i mercati emergenti. Prima di tutto, il rimando continuo da parte della Federal Reserve del rialzo dei tassi d’interesse ha tenuto e sta tuttora tenendo il dollaro relativamente debole, aiutando in questo modo i Paesi che esportano commodity, come il Brasile.

Oltre a questo, il 2016 ha visto anche un generale rimbalzo nei prezzi delle materie prime. Infine, con sempre più obbligazioni nei mercati sviluppati che pagano un tasso nullo o negativo, molti investitori si sono concentrati sui mercati in cerca di rendimenti più elevati.

Il mercato, soprattutto quello obbligazionario, è stato sostenuto dai tassi molto invitanti, unitamente alle aspettative che la politica monetaria rimarrà accomodante per il prossimo futuro.

E Paesi come il Brasile stanno già approfittando di questi flussi per abbassare i propri costi del debito. Recentemente lo stato ha venuto bond denominati in dollari statunitensi a 30 anni a un tasso pari a 5,875%, un rendimento addirittura inferiore al decennale emesso in marzo, solo quattro mesi fa.

… e finalmente un’agenda politica convincente
Dopo molti alti e bassi sul fronte politico, osserviamo finalmente un importante assestamento verso un’agenda macroeconomica più liberale e fiscalmente responsabile. Il Congresso ha recentemente dato il suo appoggio al governo temporaneo di Michel Temer, aumentando quindi le possibilità di vedere approvate alcune riforme cruciali.

Temer, nominato il 12 maggio ad interim finché l’impeachment del presidente Rouseff non sarà risolto, finora non ha deluso nel mostrare una volontà di riformare il Paese e sta prendendo misure per stabilizzare le finanze dello stato e ridurre le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito. Il voto finale del senato che deciderà le sorti giudiziarie e politiche di Dilma Rouseff è previsto per fine agosto, pertanto presto possiamo aspettarci più stabilità politica.

L’ora delle Olimpiadi
Quando il Brasile riuscì ad aggiudicarsi i giochi olimpici nel 2009, non era certo questo il contesto con cui sperava di presentarsi. Tra inquinamento, pestilenze, corruzione, lavori interrotti, amministrazioni locali indebitate, recessione e scandali politici, le premesse non sono delle migliori.

Dato questo contesto, anche uno svolgimento pacifico delle Olimpiadi può essere di grande importanza, unitamente a una soluzione politica efficace, per restituire fiducia a un Paese che per ora sembra abbandonato a sé stesso.

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