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Attentato Bruxelles: quali sono le sfide tecniche e l’impatto economico per mantenere le città europee sicure

Scritto il alle 15:42 da redazione [email protected]

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Gli attentati di ieri a Bruxelles hanno riportato in auge l’importanza della sicurezza per le principali città europee. Le ricadute, anche economiche, di una politica della tensione voluta dai terroristi potrebbero essere molto significative. In tal senso, un esempio emblematico viene dalla Tunisia: l’economia del Paese dopo gli attacchi subiti dell’ISIS dell’anno scorso hanno di fatto causato un blocco totale dell’economia, in primis legate al crollo del turismo. Oltre ai costi umani, gli attentati hanno dunque un costo economico da non sottovalutare. Innalzare il livello generale della sicurezza non è tuttavia un fatto banale: ogni Paese deve capire e valutare bene le sfide tecniche cui va incontro e l’impatto economico legato agli investimenti necessari. Di seguito Edward Marsh, Aerospace Defense and Security Director di Frost & Sullivan fa il punto sulla vicenda.

Ieri abbiamo visto ancora ulteriori attacchi nell’UE, questa volta nella capitale dell’Unione, Bruxelles. Ancora una volta sono state attaccate le grandi infrastrutture, l’aeroporto internazionale e la metropolitana come obiettivi designati.

Sono state sollevate domande in merito alla spesa utilizzata per rendere le nostre città più sicure e sul perché i sistemi di sicurezza sono stati nuovamente violati. E ‘importante sottolineare che i governi stanno investendo per rafforzare la sicurezza. Il Belgio stesso ha impegnato ulteriori 450 milioni di Euro per contrastare l’estremismo e la radicalizzazione. Il Primo Ministro Michel aveva già valutato come il personale della polizia sia attualmente in numero insufficiente e sappiamo che ci sono circa 300.000 telecamere di sorveglianza in tutto il paese.

La spesa per la sicurezza è stata rivista i tutti gli altri paesi dell’UE. Nel Regno Unito, ad esempio, un aumento del 15% del personale per i servizi di sicurezza, un ulteriore 2.41 miliardi di Euro stanziati attraverso la revisione della difesa strategica per l’equipaggiamento delle Forze Speciali e la decisione di non tagliare sulle forze di Polizia di prima linea. La Francia ha visto quasi 2.000 unità in più di personale dell’Intelligence e un focus sulla sicurezza di frontiera, nonchè infrastrutture nazionali con un incremento di personale di Polizia e Gendarmeria.

Tutta questa spesa è ben accolta e vista come un segnale positivo nel proteggere ulteriormente le città europee. Tuttavia, ci deve essere un equilibrio nella spesa. Abbiamo visto fondi destinati al personale di prima linea, Polizia e personale di sicurezza che senza dubbio aiuteranno nell’incrementare il senso di sicurezza del pubblico. La spesa deve anche continuare ad essere investita in tecnologia. L’attacco di ieri in aeroporto è accaduto all’interno del terminal ai banchi del check-in, in aree comuni il cui l’accesso non è limitato nella maggior parte dei paesi europei. Infine, ci deve essere collaborazione tra i servizi di sicurezza. I governi devono fare tutto il possibile per aiutare la collaborazione e far sì dunque che dati ed informazioni si muovano efficacemente ed efficientemente attraverso le agenzie.

Ieri abbiamo sentito sia il Primo Ministro Cameron che il Presidente Hollande richiedere un rafforzamento della cooperazione europea nella lotta contro ciò che ormai appare una vera e realistica minaccia. Dobbiamo continuare a mettere in atto tutto il possibile nelle grandi infrastrutture, servizi di polizia e tecnologia. In ultima analisi, questi saranno al massimo della loro efficacia solo se le informazioni raccolte verranno condivise e le attività di intelligence estenderanno a tutte le agenzie di intelligence europee.

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