Finanza pubblica: la farmaceutica è un valore per l’Italia

La finanza pubblica ha ottenuto ritorni economici per quasi 300 milioni di euro nel 2014 a fronte di una spesa di circa 1,3 miliardi di euro, solo guardando ai dati relativi al rapporto con Novartis Italia. A ciò si aggiungono risparmi per circa 72 milioni di euro (quasi 180 milioni negli ultimi 3 anni) per il SSN relativi all’impegno dell’azienda nelle sperimentazioni cliniche e oltre 184 milioni di euro di risparmi permessi dall’offerta di farmaci equivalenti e biosimilari.

Questi i dati più rilevanti che emergono dal rapporto “Un caso di studio sulla valutazione degli impatti generati dalle aziende farmaceutiche in una prospettiva pubblica”, redatto per il Centro Studi CREA Sanità dal Presidente Federico Spandonaro, professore di Economia Sanitaria all’Università degli Studi di Roma Tor Vergata.

Lo studio rivela l’importante contributo che l’industria farmaceutica assicura anche alla finanza pubblica, oltre ad essere uno dei settori che garantisce maggiori investimenti in ricerca, in grado di rappresentare un volano di sviluppo e occupazione nel Paese.

Lo studio è stato presentato a Roma presso la Sala Capitolare del Senato durante il convegno “Farmaceutica: un valore per l’Italia” promosso da CREA Sanità. All’incontro, moderato dal giornalista Duilio Giammaria, hanno partecipato Georg Schroeckenfuchs, Amministratore Delegato e Country President di Novartis Italia, Marco Simoni, Consigliere Economico del Presidente del Consiglio Matteo Renzi per l’attrazione di investimenti esteri, Fabrizio Pagani, Capo della Segreteria tecnica del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Roberto Scrivo, Capo della Segreteria tecnica del Ministro della Salute, Antonio Gaudioso, Segretario Generale di Cittadinanzattiva, Enrica Giorgetti, Direttore Generale di Farmindustria ed Emilia Grazia De Biasi, Presidente della Commissione Igiene e Sanità al Senato.

Lo studio prende in esame i bilanci e le attività di Novartis Italia negli anni 2012-2014 e in particolare approfondisce, dal punto di vista economico e finanziario, il contributo che le attività industriali garantiscono all’erario e al ripiano della spesa farmaceutica, il costo evitato per il Servizio Sanitario Nazionale grazie alle sperimentazioni cliniche, ma anche i risparmi che derivano dalla possibilità di accesso ai farmaci equivalenti e biosimilari.

“Le esigenze di contenimento della spesa pubblica sono evidenti, ma spesso le ‘manovre’ di taglio e riduzione dei costi non tengono conto dei loro effetti dinamici, sopravvalutando i risparmi effettivi ottenibili”, ha commentato Federico Spandonaro.

“Peraltro negli ultimi anni la Sanità ha dato un grande contributo al risanamento e i suoi costi (in particolare quelli della farmaceutica) crescono significativamente meno della media dei costi della Pubblica Amministrazione – ha aggiunto il professore – Vale quindi la pena di ripensare attentamente le modalità di intervento, considerando i loro effetti complessivi tanto in termini di finanza pubblica che di sviluppo industriale”.

La spesa farmaceutica per i prodotti Novartis, secondo lo studio di CREA Sanità nel 2014 è stata pari al 7% del totale della spesa nazionale: per circa l’85% si tratta di specialità farmaceutiche e generici. L’impatto diretto per la finanza pubblica, tuttavia, secondo lo studio è sensibilmente inferiore per diversi fattori, come la compartecipazione dei cittadini alla spesa, gli sconti obbligatori che le aziende farmaceutiche sono chiamate a effettuare e, soprattutto, per l’IVA imposta sulla vendita dei farmaci, che di fatto rappresenta una partita di giro, oltre alle imposte pagate dal Gruppo. Ciò da solo impatta per quasi 300 milioni di euro nel 2014.

In più, sempre nel 2014, i risparmi derivanti dall’offerta di farmaci equivalenti e biosimilari, possono essere quantificati in oltre 184 milioni di euro nel caso del Gruppo Novartis. Certamente i risparmi sono effetto della competizione che si crea nei mercati alla scadenza del brevetto. Tuttavia, solo l’esistenza di un’industria sviluppata permette l’immediato innesto delle condizioni di contendibilità dei mercati.

Di particolare importanza nel dibattito sulla spesa sanitaria, inoltre, l’esame della cost avoidance, cioè del costo evitato grazie al contributo dell’industria farmaceutica con le sperimentazioni cliniche, per le quali le aziende sostengono i costi a supporto dell’assistenza dei pazienti coinvolti nei propri trial.

Nel 2014 Novartis ha promosso studi clinici in 536 centri italiani, con 16.000 pazienti coinvolti e una cost avoidance che si stima in 71 milioni nel 2014 e di 177 milioni di euro complessivamente nel triennio 2012-2014. Le risorse destinate alle sperimentazioni cliniche sono parte integrante degli investimenti in Ricerca e Sviluppo, che per Novartis Italia nel 2014 sono ammontati a oltre 221 milioni di euro pari al 17,5% di quelli totali del settore farmaceutico nazionale e nel triennio 2012-2014 sono stati di oltre 600 milioni di euro.

Secondo Federico Spandonaro, dunque, l’impatto effettivo netto sulla finanza pubblica appare del 24-30% inferiore (a seconda delle voci che si ritiene di voler considerare) a quello desumibile dall’analisi della spesa pubblica lorda, senza considerare eventuali “meriti” che si ritenga che siano attribuibili alla industria per la produzione di farmaci off patent.

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