Obbligazioni in valuta: Nuova Zelanda e Turchia alternative d’investimento ai tempi del QE europeo

Banca IMI ha quotato oggi sui mercati EuroMOT e EuroTLX due nuove obbligazioni della gamma Collezione. Si tratta del Banca IMI Collezione Tasso Fisso Dollaro Neozelandese Opera II  e del Banca IMI Collezione Tasso Fisso Lira Turca Opera IV.

La prima obbligazione, ISIN IT0005075509, ha una durata di 5 anni e una cedola fissa annua del 4,90%, pari al 3,626% al netto della tassazione. Il taglio minimo di questa obbligazione è 2.000 Dollari Neozelandesi, ossia circa 1.330 euro alle attuali quotazioni di mercato.

La seconda obbligazione, ISIN IT0005075517, ha invece una durata di 3 anni e una cedola fissa annua dell’8%. Il taglio minimo per acquistare questo bond è di 4.000 Lire Turche, ossia circa 1.510 euro ai valori di mercato del cambio euro/lira turca.

Entrambe le emissioni quotate il 26 gennaio da Banca IMI rappresentano un’interessante alternativa di impiego per gli investitori europei alla ricerca un extra-rendimento rispetto ai titoli di Stato dell’Eurozona.

Oltre ad una cedola annua più elevata rispetto a strumenti di analoga durata (solo i titoli a 5 anni di Grecia e Cipro nell’Eurozona prezzano sul mercato secondario un rendimento più elevato rispetto alle due Obbligazione Collezione di Banca IMI sbarcate oggi in Borsa) il vero punto di forza di questi due strumenti è dato proprio dall’essere obbligazioni espresse in una valuta diversa dall’euro. Trarranno quindi beneficio da un eventuale indebolimento della valuta europea rispetto alle valute delle nazioni oggetto di questo investimento.

In un contesto in cui lo scorso 22 gennaio la Banca centrale europea guidata da Mario Draghi ha annunciato il primo piano di Quantitative Easing europeo, piano che porterà Francoforte e le diverse Banche Centrali nazionali ad acquistare mensilmente 60 miliardi di euro di titoli di Stato dei Paesi dell’area euro, sul mercato valutario è infatti tornata a manifestarsi una generalizzata pressione ribassista sui corsi dell’euro. La conferma del trend in atto permetterebbe così alle obbligazioni in valuta di generare un extra-rendimento dato dalla possibile rivalutazione del dollaro australiano e della Lira Turca rispetto all’euro.

Se si osserva l’attuale struttura grafica del cambio euro/dollaro neozelandese si nota come l’inizio del 2015 ha fatto emergere nuovi segnali di debolezza da parte della moneta unica europea. Le quotazioni hanno infatti rotto al ribasso i supporti dinamici espressi dalla linea di tendenza tracciata con i minimi crescenti del 2 agosto 2012 e dell’11 aprile 2013. Il cambio ha così aggiornato i minimi storici il 16 gennaio scorso a 1,4788, con una flessione da inizio anno arrivata così al 4,72%. In occasione del lancio del QE in Europa, il cambio è stato protagonista di alcuni balzi di volatilità che hanno permesso al cambio di completare il pull back della trendline menzionata in precedenza e rotta al ribasso il 6 gennaio 2015.

L’evoluzione delle quotazioni delle due valute non è solo oggetto di speculazione. Riflette infatti anche le diverse strutture economiche delle due aree. Se la Nuova Zelanda si conferma un’economia solida e in crescita, con il Pil che secondo gli analisti dovrebbe crescere nel 2015 di un altro 3% dopo il +3,20% atteso per il 2014, fondamentale per le prospettive del cambio rimane la divergenza tra le politiche monetarie delle due Banche Centrali.

Mentre la Bce ha ulteriormente allentato la leva monetaria con il lancio del QE, la Reserve Bank of New Zealand secondo gli analisti nel corso dei prossimi trimestri dovrebbe proseguire la stretta del costo del denaro. Secondo il consensus del mercato, il rialzo dei tassi di interesse intrapreso nel 2012 dovrebbe continuare fino ad attestarsi al 3,6% a fine 2015.

Analogo ragionamento può essere rivolto anche alla Turchia con i fondamentali del Paese che rimangono interessanti: il Pil di Ankara dovrebbe infatti crescere nel 2015 di un 3,5% (stime analisti Bloomberg) dopo un +3% (dato ancora da confermare nella lettura finale) evidenziato nell’intero 2014. Interessante anche la dinamica attesa relativa ai tassi ufficiali che sono visti scendere ulteriormente nel corso del prossimo anno rispetto all’8,25% attuale.

Sebbene il comportamento futuro delle valute sia difficile da prevedere, rimane evidente che per un investitore italiano una diversificazione del portafoglio su valute extranazionali rimane una opportunità da valutare, soprattutto per i risparmiatori privati disperatamente alla ricerca di investimenti alternativi ai classici titoli di stato italiani, in un periodo storico come quello attuale dove il rendimento di Bot e Btp registra da mesi nuovi minimi storici.

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