Bitcoin: la grande delusione per il piccolo investitore

Di seguito pubblichiamo un’analisi sui Bitcoin a cura di Paola Bonomo, Consigliere indipendente di MoneyFarm.com. Nel suo contributo, l’esperta analizza le prospettive per la criptovaluta. Per Bonomo, nonostante le difficoltà che hanno interessato la piattaforma slovena Bitstamp nelle scorse settimane, nel 2015 vedremo un’esplosione di applicazioni, servizi e innovazioni riguardanti i Bitcoin e le altre criptovalute.

Abbiamo già parlato di Bitcoin e delle altre criptovalute, uno dei key fintech trends su cui nel 2014 hanno investito i fondi di venture capital e allo stesso tempo una delle grandi delusioni per i piccoli investitori, penalizzati da una performance ancora peggiore di quella del rublo (-67%, da $951.39 a $309.87 nel corso del 2014).

Che cosa possiamo dire oggi, a inizio 2015, sullo stato e le prospettive del Bitcoin?

Le falle di sicurezza che più hanno spaventato e spaventano gli investitori – ultimo caso, e non certo il più ingente, quello dei 5 milioni di dollari in Bitcoin spariti dalla piattaforma slovena Bitstamp– non sono intrinseche al sistema del Bitcoin, ma nascono nei wallets e negli exchanges, ovvero i salvadanai in cui depositarli e i cambiavalute che servono per trasformare un Bitcoin in qualcos’altro. Il protocollo Bitcoin in sé si è finora dimostrato eccezionalmente robusto.

Il Bitcoin non è una commodity in cui speculare, non più di quanto speculeremmo in oro, titoli subprime o bulbi di tulipano. Usando i termini dell’economia monetaria, diremmo che il Bitcoin funziona meglio come mezzo di scambio che come riserva di valore. Né si può pensare di guadagnare approfittando della sua elevata volatilità, a meno di avere potenti capacità di calcolo e di trading nello spazio di millisecondi, o di essere eccezionalmente fortunati. È pur vero che a breve potrebbe essere quotato al NASDAQ un nuovo ETF che riflette la performance del Bitcoin, ma dati i suoi rischi, penso che passerà del tempo prima che il Comitato Investimenti di MoneyFarm ne ritenga opportuna l’inclusione anche solo nei portafogli più aggressivi.

Il Bitcoin è, al suo centro, un modello alternativo di certificazione, validazione e “fiducia”. La moneta è un’applicazione di questo principio, applicazione che se da un lato ha finora supportato una buona fetta di economia sommersa e illegale, dall’altro in qualche caso è anche servito da strumento per le forze del bene: leggete, a questo proposito, la storia di come la non profit americana Women’s Annex Foundation non solo ha insegnato a usare Internet a migliaia di adolescenti afghane, ma permettendo loro di accumulare micropagamenti in Bitcoin per i contenuti prodotti le ha portate ad essere autonome da genitori e fratelli nella gestione del proprio denaro, cosa altrimenti molto difficile in una società così patriarcale.

Ma l’orizzonte del Bitcoin nel 2015 va molto al di là dello strumento di pagamento: come Reid Hoffman ha spiegato a fine 2014 quando ha investito – a titolo personale – in una startup chiamata Blockstream, il protocollo alla base del Bitcoin può abilitare ogni tipo di certificazione o validazione di un asset digitale, cosa che in futuro potrebbe disintermediare non solo le banche e i mercati azionari ma anche i notai e gli esecutori testamentari. Blockstream, che sarà gestita nell’interesse dell’ecosistema Bitcoin (un po’ come Mozilla Corporation per Firefox), sviluppa infatti sidechains, ovvero parti di software che permettono di aggiungere funzionalità all’universo di Bitcoin senza toccare il Bitcoin Core, il software open source al cuore del sistema, che è sviluppato e mantenuto da volontari ma che viene modificato solo sulla base del consenso all’interno della community.

Come ha scritto di recente Marc Andreessen, il prezzo che oggi quota il Bitcoin ha molto poco a che fare con la creatività che gli sviluppatori stanno infondendo in nuove applicazioni costruite intorno al Bitcoin, e tanto meno con la loro utilità. Nel 2015 vedremo un’esplosione di applicazioni, servizi e innovazioni: siamo solo all’inizio.

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