Report: le retribuzioni 2013 dei dirigenti italiani delle società del FTSE MIB

Scritto il alle 10:49 da redazione [email protected]

Gli stipendi dei dirigenti italiani delle società del FTSE Mib sono stati legati al merito nel 2013 rispetto al passato. E’ quello che è emerso dal secondo report annuale di Mercer sui compensi dei CDA delle principali società quotate sul mercato italiano.

Per il secondo anno consecutivo Mercer, prima società al mondo sui temi di consulenza direzionale HR, presenta lo studio sui compensi dei CDA delle principali società quotate sul mercato italiano. Lo studio è finalizzato ad analizzare i compensi degli organi di amministrazione e controllo delle società del FTSE MIB.

Da quanto riscontrato dalla società leader al mondo nella consulenza direzionale HR, nel 2013 si è registrata una diminuzione delle retribuzioni per i Presidenti non esecutivi fino al 34%. Cui ha fatto seguito un aumento dei premi legati alle performance degli Amministratori Delegati fino al 26%, una maggiore trasparenza e forte impatto della nuova regolamentazione sulle politiche di retribuzione dei dirigenti e l’aumento delle donne nelle posizioni di comando.

Un amministratore delegato nel 2013 ha guadagnato, mediamente tra 1.772.000 e 1.853.000 euro, comprensivi di incentivo a breve termine. I Presidenti di holding invece passano da una mediana di 400.000 euro a 265.000 euro.

NED = Amministratori non esecutivi; Total Cash = retribuzione fissa + incentivi di breve termine

PRESIDENTI – L’adeguamento alle disposizioni dei regolatori (Consob, Banca d’Italia, Ivass) ha portato ad una netta diminuzione della remunerazione fissa per i Presidenti non esecutivi, che raggiunge il -34%. I dati del report evidenziano tuttavia ancora grosse differenze di retribuzione tra i vari Presidenti; questo perché il processo di adeguamento alle nuove disposizioni ancora non è stato completato da parte delle aziende e il trend di decrescita potrebbe continuare anche nel 2014.

AMMINISTRATORI DELEGATI – Diverso invece il capitolo degli Amministratori Delegati. Dai dati si evince un incremento del 26% nell’erogazione degli incentivi di breve termine collegati alle performance. Questo trend trova un importante riscontro nell’analisi delle performance delle aziende, come è dimostrato dall’andamento dell’indice borsistico FTSE MIB (+14.15% negli ultimi 12 mesi). “Le performance borsistiche delle società del campione sono state positive – commenta Marco Morelli, Amministratore Delegato Mercer Italia – così come altri indicatori economici, finanziari e gestionali rispetto all’anno precedente, salvo alcune note eccezioni dovute soprattutto ad un’impostata corretta azione sul bilancio per sostenere la crescita futura. Di conseguenza – conclude Morelli – si è rafforzato il legame tra i compensi degli amministratori esecutivi e la creazione di valore. L’Italia mostra così un migliorato livello di Pay for performance in linea con le best practice”.

Gli incentivi variabili di breve termine erogati agli Amministratori Delegati variano da 0 a oltre 1.786.000 euro, con una mediana di 434.000 euro. La presenza di valori pari a zero (mancata erogazione del bonus) conferma l’efficacia dei sistemi di incentivazione adottati, che vanno a premiare solo dove meritato.

DONNE NEI CDA – Le società quotate e le partecipate pubbliche hanno puntato ad una presenza maggiore di donne nei consigli di amministrazione e collegi sindacali, come richiesto dalla normativa ed in linea con la tendenza globale. Rispetto al dato 2012, che vedeva solo il 74% dei CdA annoverare donne in carica, quest’anno la percentuale ha raggiunto l’84%. Su 534 membri dei Board, 55 sono donne mentre su 116 Amministratori Esecutivi, 5 sono donne, dato in crescita rispetto alle 3 in carica nel 2012. Infine 6 società su 38 hanno Board senza donne; in percentuale significa che nel 16% dei casi i Board non hanno rappresentanza femminile.

TRASPARENZA – In un contesto caratterizzato sempre più dall’attenzione, sia dei regolatori che dei media, ai temi di retribuzioni e corporate governance, emergono alcuni tentativi di introdurre maggiori forme di trasparenza sulle retribuzioni di varia natura dei manager, introducendo per gli azionisti la possibilità di esprimere un parere sulle politiche retributive dei dirigenti.

“L’attenzione maggiore verso le retribuzioni dei dirigenti è confermato dal ruolo sempre più centrale e critico del Comitato per la Remunerazione, costituito all’interno del Consiglio di Amministrazione, formato per lo più (come richiesto anche dal Codice di Autodisciplina) da membri indipendenti” spiega Morelli.
Tale organo ha compiti consultivi e di proposta in materia di compensi oltre che l’onere di valutare l’adeguatezza, la coerenza e la corretta applicazione delle politiche retributive.

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