Tangenti Expo: la corruzione toglie all’Italia 10 miliardi di Pil all’anno e riduce del 16% gli investimenti esteri nel Paese

Scritto il alle 16:40 da redazione [email protected]

L’ultimo bubbone è scoppiato con l’inchiesta sulle presunte tangenti che ha interessato l’Expo 2015. Quello della corruzione e del malaffare è tuttavia un male consolidato in Italia, questo almeno guardando i molteplici studi che sono stati pubblicati negli ultimi anni.

L’ultimo, non per importanza, è stato elaborato da Unimpresa ed è allarmante. Almeno guardando i numeri. Secondo l’Unione nazionale di imprese la corruzione in Italia ha mangiato nel periodo 2001-2011 10 miliardi di euro l’anno di Pil. Sono stato dunque 100 i miliardi di prodotto interno lordo andati in fumob in dieci anni. Una cifra a dir poco impressionante e che ha favorito anche un calo degli investimenti esteri del 16%. Senza contare i costi aggiuntivi procurati da questo: il costo complessivo degli appalti è aumentato del 20% per colpa della corruzione.

Le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25% in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità. Più le aziende sono piccole, più la scure negativa della corruzione si abbatte su di esse:  le piccole e medie imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi. “L’inchiesta su Expo 2015 rende urgente un intervento serio da parte del governo e del Parlamento per ridurre i costi dell’illegalità che gravano sulle imprese italiane” invoca in tal senso Paolo Longobardi, presidente di Unimpresa.

Lo studio di Unimpresa è partito dal presupposto che il costo della corruzione nell’Ue raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno, pari all’1% del PIL dell’Unione europea. Se come detto prima la corruzione può far aumentare del 20% i costi complessivi dei contratti di appalti pubblici, va tuttavia evidenziato come non sia facile calcolare i costi economici complessivi del fenomeno. Facendo una sintesi tra diverse fonti internazionali, il costo può essere calcolato come il 5% del Pil a livello mondiale.

Secondo quanto elaborato da Unimpresa nel mondo ogni anno si pagano più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3% del Pil mondiale: a questi danni economici vanno aggiunti quelli altrettanto gravi del degrado etico e sociale.

Secondo una recente analisi internazionale, il peggioramento di un punto dell’Indice di percezione della corruzione in un campione di paesi determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39% e del reddito pro capite pari allo 0,41% e riduce la produttività del 4% rispetto al prodotto interno lordo.

Visto che l’Italia nel decennio 2001-2011 ha visto un crollo del proprio punteggio nel Cpi da 5,5 a 3,9, si può stimare una perdita di ricchezza causata dalla corruzione pari a circa 10 miliardi di euro annui in termini di prodotto interno lordo, circa 170 euro annui di reddito pro capite ed oltre il 6% in termini di produttività.

Particolarmente pesante è poi l’impatto di questi costi sulla crescita del Paese: da un lato la corruzione diffusa altera innanzi tutto la libera concorrenza, dall’altro favorisce la concentrazione della ricchezza in capo a coloro che accettano e beneficiano del mercato della tangente a scapito di coloro che invece si rifiutano di accettarne le condizioni.

Secondo lo studio di Unimpresa, quando la corruzione assume carattere endemico e pervasivo, essa diviene sistema, in grado addirittura di falsare la rappresentanza democratica e compromettere la stabilità governativa di un Paese.

Recenti avvenimenti testimoniano che talvolta le stesse leggi, omettendo di prevedere precisi vincoli di destinazione e rigorosi obblighi di rendiconto all’attività di spesa, creano i presupposti per favorire l’illecita dissipazione del pubblico denaro.

Inefficaci risultano anche i sistemi di controllo sociale. Nella finalizzazione dei suoi programmi delittuosi ed economici, la criminalità organizzata pone sempre più cura alle forme di condizionamento dei rami dell’apparato pubblico, alle intromissioni negli stessi circuiti finanziari, ritagliandosi, in tal modo, spazi di potere in ambito economico e nella società civile.

“Che l’allarme ricorrente nei confronti del fenomeno sia giustificato – osserva Luigi Scipione, docente universitario e membro del Comitato di presidenza di  Unimpresa – lo conferma l’ampiezza dello spread etico che sembra ormai separare l’Italia dagli altri Paesi europei”.

Secondo Scipione “la corruzione è un fardello pesante per i disastrati bilanci dello Stato, benché allarmanti siano anche i danni politici, sociali e ambientali: la delegittimazione delle istituzioni e della classe politica, il segnale di degrado del tessuto morale della classe dirigente, l’affermarsi di meccanismi di selezione che premiano corrotti e corruttori nelle carriere economiche, politiche, burocratiche, il dilagare dell’ecomafia, attraverso fenomeni come i traffici di rifiuti e il ciclo illegale del cemento, che si alimentano quasi sempre anche grazie alla connivenza della cosiddetta zona grigia, fatta di colletti bianchi, tecnici compiacenti, politici corrotti”.

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